Sussurri di identità: “La Figurante” di Pauline Klein

Di Andrea Carria

Che valore ha la vita per una Figurante e in quale rapporto si pone con essa? Credo che il senso del libro di Pauline Klein La Figurante (Carbonio Editore, 2021, traduzione di Lisa Ginzburg) possa essere racchiuso in questa domanda. Una domanda che bene o male ci poniamo tutti, ma che in pochi esplorano con la franchezza e la lucidità che Pauline Klein si concede nel suo libro.

Il capitolo di apertura in cui la protagonista assiste alla nascita di una relazione in treno fra due ragazzi ha qualcosa di ipnotico. La descrizione è pari a quella di un’etologa che osserva per la prima volta le abitudini di corteggiamento di una coppia di animali. Circospezione, discrezione e distacco sono gli atteggiamenti che caratterizzano la sua osservazione. Il distacco, soprattutto, è ciò che rivela l’esistenza della barriera, lo scarto evoluzionistico che separa e distingue l’uomo dall’animale: lì ci siete voi e qui ci sono io; voi siete quello e io sono questo. Attraverso la descrizione di una scena che apparentemente non la riguarda, la protagonista, senza nemmeno nominarsi, offre al lettore una presentazione dettagliata di sé stessa. Io – è come se dicesse mentre riporta ciò che vede – sono quella che guarda gli altri vivere. Io sono quella che siede in disparte, silenziosamente accanto al finestrino, mentre là fuori la vita sfreccia. Io sono quella per cui la vita, quella stessa vita che dovrei definire mia, è un’esperienza demandata – non saprei per quale ragione – che passa dalle azioni e dalle scelte degli altri. Io sono questa. Io sono la Figurante. E sto cercando di diventare un’altra fin da quando ho memoria.

La Figurante ha un nome e una storia. Si chiama Camille Tazieff ed è una giovane donna a cui l’imprinting alla vita è stato dato da una famiglia sfasciata. L’infanzia e l’adolescenza Camille le passa a Parigi con la madre, una donna ambigua per la quale l’apertura mentale e la tolleranza sono più intenzioni che atteggiamenti concreti. Come per la protagonista di La straniera di Claudia Durastanti, un libro col quale La Figurante trovo sia imparentato, anche per Camille una prima boccata d’aria fresca giunge a New York, dove ottiene il suo primo incarico di lavoro in una galleria d’arte. Mettere un oceano in mezzo tra sé e gli elementi più tossici della sua vita permette a Camille di rivolgere uno sguardo diverso sul mondo e sulle possibilità che offre, facendo coincidere questa apertura con il suo momento di maggiore maturazione. Le tappe successive del suo percorso risentiranno di questa prima esperienza veramente indipendente e anche il suo ritorno a Parigi, quando avverrà, sarà un ritorno diverso che gradualmente la metterà nella condizione non solo di vedere le cose da un’altra prospettiva, ma anche di provare a cambiarle.

«Avevo lanciato i dadi a caso, pregando perché ad attendermi ci fosse qualcosa di più grande di me. Avevo seriamente creduto di vivere davanti l’ignoto. Invece più invecchio, più l’avvenire si restringe in una sconcertante prevedibilità. Da ragazza avevo creduto di imbastire una forma di disordine, un modo sicuro di seminare il panico così da imbrogliare da sola il tracciato e distogliere l’attenzione da quanto mi attendeva. Sfuggire a quanto mi veniva richiesto mescolando le carte che per forza di cose avevo ereditato e che avrebbero composto la mia vita. Disfare anziché fare.»

Il personaggio di Camille dà forma e respiro al libro, plasmando una pagina dopo l’altra. Sebbene il suo racconto sia una rivendicazione dall’inizio alla fine, un atto di emancipazione di genere, la pretesa di un riconoscimento che passa anche attraverso il sesso, Camille non ha alcun bisogno di gridare, di atteggiarsi a vittima o di portare la trasgressione (da cui comunque si sente attratta) a livello pubblico. Dignità e consapevolezza la sostengono anche nei momenti di disagio maggiore; il suo modo di reagire ai colpi ricevuti è di volgerli a proprio vantaggio, trasformandoli in un investimento su sé stessa; tutto le serve, tutto viene da lei usato per risorgere dalle proprie ceneri. Il più grande contrasto – il quale secondo me è il vero artefice del carattere di tutto il libro – è quello tra la compostezza innata di Camille e le difficoltà che incontra nel suo percorso accidentato verso l’individualizzazione. Segno che non sempre le rivoluzioni più grandi nella vita delle persone si annunciano con spari e cacofonie; possono anche vestire abiti civili e proclamarsi in fanfare di sussurri.

Camille mantiene il tono che le è proprio anche quando passa a temi che possono creare imbarazzo.

«Il sito YouPorn era stato creato cinque anni prima, nel 2006. Mi sdraiai sul letto e accesi il computer. Il disorientamento esistenziale di fronte all’offerta di categorie era già di per sé piacevole. Trovai il sito davvero ben fatto e sebbene gli si sia spesso obiettato – come più in generale ai film pornografici – da esser fatto da uomini per uomini, io al contrario amavo l’idea che fossero loro a occuparsene, a svolgere il lavoro, che questa particolare visione del mondo fosse loro riservata, che fossero loro a cercare quello che si presume procuri godimento ai più.»

Il sesso, ad esempio, è un argomento fondamentale nella sua storia ed è proprio il tono a rendere i suoi resoconti in propositi così autentici. Si percepisce che arrivare a parlare di uomini e di sesso è il risultato di un approdo lento e sofferto, di una conquista che ha ottenuto poco a poco e a caro prezzo, di una confessione che ha seguito un percorso non facile prima di depositarsi sulla pagina.

Grazie alla sua scrittura pulita ed elegante, Pauline Klein rende al meglio la personalità sfaccettata e complessa di Camille, rimanendo peraltro alla larga dalla tentazione della prolissità verso cui la scrittura intimistica può facilmente scivolare. Le riflessioni della protagonista risuonano solenni nella pagina e dettano il ritmo della lettura. Un ritmo lento, anzi un ritmo che deve accordarsi col bisogno della mente di centellinare tutti i significati del libro – di cogliere le trasformazioni di un giovane spirito entusiasta del proprio divenire.

Autore: Lo Specchio di Ego

Blog letterario per parlare di letteratura, storia, filosofia, arte e cultura. Recensioni e segnalazioni di libri.

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