“Cronache della famiglia Wapshot” di John Cheever. Una genealogia americana

Di Andrea Carria

Magari è anche possibile arrivare a trent’anni e non avere letto ancora niente di John Cheever – la mia esperienza è qui a confermarlo – eppure, se potete, rimediate, rimediate quanto prima!

Prolifico autore di racconti per il «The Newyorker», la consacrazione di Cheever come scrittore avvenne nel 1957 con il romanzo Cronache della famiglia Wapshot, il cui sequel, Lo scandalo Wapshot, uscì solo sette anni dopo.

Cosa dire delle Cronache della famiglia Wapshot se non che è un romanzo eccezionale? Se non l’avete letto e non conoscete Cheever dovrete fidarmi di me, ma sappiate che non abuserei mai della vostra fiducia e che io non ci guadagno niente a tessere le lodi del libro di uno scrittore morto quarant’anni fa. Ad ogni modo so che siete ben informati e quindi, anche se il suo nome in Italia non gode di un eccesso di fama, sapete già che John Cheever è annoverato tra gli scrittori statunitensi più importanti del XX secolo e che i racconti che scrisse rappresentano, forse, la punta più alta di tutta la sua produzione.

Al contrario Cronache della famiglia Wapshot è un romanzo di quasi quattrocento pagine dove Cheever evoca un piccolo mondo colorito e pittoresco, abitato da personaggi indimenticabili. La cittadina immaginaria di St Botolphs, Massachussets, nel suo incantato decadimento, è il cuore pulsante di questo piccolo mondo; gli Wapshot vivono qui da generazioni e hanno contribuito a forgiare la fortuna di questo posto donando alla nazione avventurieri e uomini di mare. Il vecchio Leander ne è particolarmente orgoglioso e vorrebbe un futuro all’altezza per entrambi i suoi figli, Moses e Coverly, giovani di belle speranze, con i piedi ben piantati per terra oppure – e sarebbe anche meglio, almeno a detta di Leander – sul ponte di qualche barca. A vegliare su tutti loro, almeno per quel che riguarda il buonsenso femminile, ci sono l’angelo del focolare Sarah e colei che tiene le corde della borsa, la cugina Honora, vecchia zitella un po’ bisbetica alla quale basterebbe un semplice capriccio per mettere sul lastrico tutti quanti.

Nel suo intreccio, il romanzo segue le vicende di tutti questi personaggi – ognuno di loro unico a modo suo – per poi concentrarsi, verso la metà del libro, sugli sviluppi delle vite dei due fratelli. Come dice il titolo, la storia è una cronaca familiare e non sono i suoi risvolti di trama a caratterizzarla maggiormente. A renderla unica è invece lo stile narrativo di John Cheever: unico e inconfondibile, proprio quello che ci si aspetta da un grande scrittore.

Come definire il suo stile? Impossibile farlo con una parola sola. Non esistono nomi e aggettivi per indicare il delicatissimo equilibrio tra realismo, acume, umorismo, disincanto, comicità, paradosso, commedia e tragedia che sostiene la prosa di Cheever. Leggere lui è come leggere per la prima volta: niente di quello che si è letto fino a quel momento può essergli paragonato. Badate bene, non è un confronto sulla qualità ma sull’originalità; quello che voglio dire è che in una situazione di perfetta parità qualitativa tra un’opera di Cheever e quella di un altro scrittore, è assai probabile che per ciò che riguarda l’originalità stilistica Cheever gli stia davanti. Dalle descrizioni degli oggetti ai profili dei personaggi, tutto ciò che viene toccato dalla sua penna si illumina, brilla. Sulla pagina le parole pulsano e non lo dico tanto per dire. Non c’è niente – niente – che si abbia la sensazione che sia stato scritto tanto per arrivare fino a…, ogni parola, su una pagina di John Cheever, è protagonista dello spazio che occupa. Ciò fa sì che il romanzo non conosca né cali né punti morti, ma soprattutto permette alla storia di rinnovarsi continuamente, di indirizzarsi ovunque voglia in qualsiasi istante e di non essere prevedibile.

Eduard Boubat/Gamma-Rapho/Getty Images

L’America raccontata da Cheever è quella degli anni ’50. Le dinamiche di paese e di famiglia parlano del sodalizio di quegli anni fra società e moralità, ma Cheever, a differenza dei Beat, ne critica l’impostazione dall’interno utilizzando l’ironia e la dissimulazione e, soprattutto, quella che è l’arma segreta di ogni Wapshot degno di questo nome: un’indomita e fiera testardaggine che risponde unicamente al richiamo della libertà.

Ad ogni modo, non era quello il focus letterario di Cheever. Così come lui non era un beat, così Cronache della famiglia Wapshot non è un romanzo di contestazione. La storia di St Botolphs e di tutti i suoi indimenticabili abitanti è una storia crepuscolare che racconta la fine di un mondo fatto di amene campagne, antichi mestieri, nuotate al fiume e rintocchi di campane, ma anche l’alba di un mondo nuovo fatto di tecnologia, arrivismo, nuovi mezzi di trasporto, vita urbana e ridefinizione degli equilibri familiari.

L’elemento tragico nella storia altrimenti scanzonata e spassosa degli Wapshot sta proprio nell’incapacità dei personaggi di vedersi in altri panni rispetto a quelli che sono stati loro tramandati, ossia di non essere in grado di riconoscersi come i protagonisti di quel futuro che intanto si è fatto presente e che non pensano minimamente sia roba per loro.

Autore: Lo Specchio di Ego

Blog letterario per parlare di letteratura, storia, filosofia, arte e cultura. Recensioni e segnalazioni di libri.

6 pensieri riguardo ““Cronache della famiglia Wapshot” di John Cheever. Una genealogia americana”

  1. Non conosco Cheever e non ho letto niente di suo, ma voglio fidarmi del tuo giudizio. Hai sempre scritto recensioni intelligenti e ben fatte che hanno approfondito tutti i punti interessanti di un’opera e quindi sono pronto a fare un salto nel vuoto con questo autore. Grazie per il consiglio!

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    1. Ti ringrazio molto! A me di Cheever avevano parlato e devo dire che mi ha conquistato subito. I racconti dicono siano anche meglio, io però sono partito dal suo primo romanzo perché il romanzo è il genere che prediligo 🙂 Prossimamente leggerò il sequel, “Lo scandalo Wapshot” e magari ne scriverò ancora qui sul blog.

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  2. Le cronache familiari sono tra i miei temi preferiti che amo ritrovare nei romanzi. Per ambientazione e trama, questo sembra proprio nelle mie corde, me lo segno subito e così rimedierò anche al fatto di non aver mai letto nulla di questo autore!
    (Il volto della ragazza senza occhi in copertina mi mette addosso non poca inquietudine.)

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    1. Il romanzo di Cheever è senza dubbio una cronaca familiare ricca e gustosa, tuttavia rimane una cronaca familiare sui generis per i motivi che ho provato a spiegare. L’immagine in copertina è per certi versi inquietante, ma ti assicuro che di inquietante nel libro non c’è niente… a suo modo, anche il volto della ragazza mette in evidenza quella che è la caratteristica principale sia degli Wapshot sia del romanzo che li vede protagonisti: la bizzarria

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